Sintesi a cura di Michelangelo Ferraro – CEO & Titolare di iSapiens.
Negli ultimi anni, il tessuto imprenditoriale ha dimostrato una forte propensione all’investimento in sviluppo e capitale umano. Tuttavia, nell’ultimo periodo è emersa con chiarezza una nuova esigenza: comprendere e adottare l’intelligenza artificiale. Le aziende, in particolare le PMI, si trovano oggi in uno stato di forte esposizione al tema, ma anche di profonda confusione. L’AI è ovunque nel dibattito, ma manca una guida concreta per tradurla in valore reale.
Il contesto economico evidenzia un paradosso significativo. A fronte di investimenti cresciuti esponenzialmente da per la digital transformation ed in particolare sulla AI, gli impatti sul business restano limitati: il 30% dei progetti AI non supera la fase di Proof of Concept e, tra quelli che la superano, il 95% non genera un ritorno sull’investimento. Solo il 10% delle aziende dichiara benefici concreti. Le cause principali non sono solo tecnologiche, ma culturali: infrastrutture inadeguate, budget sottostimati e soprattutto resistenze interne all’adoption.
In questo scenario, emerge la necessità di misurare il ROI degli investimenti in AI. In particolare nelle PMI manifatturiere, l’AI può essere letta come leva per ridurre inefficienze e “fermare il sanguinamento” dei costi, anche senza ritorni immediati. Il vero nodo diventa quindi lo scaling: portare soluzioni sperimentali dall’R&D all’intera organizzazione.
Un punto centrale riguarda il valore percepito. Se le persone non comprendono l’utilità concreta dell’AI, semplicemente non la utilizzeranno. Questo è particolarmente evidente nelle micro-imprese, dove spesso manca una cultura digitale di base.
D’altra parte, l’AI, come è successo per le innovazioni precedenti, è destinata a diventare una competenza diffusa e trasversale. Tuttavia, a differenza delle tecnologie precedenti, richiede ancora un’interazione attiva e consapevole, che ne rallenta la piena adozione.
Dal punto di vista umano, la curva di adozione evidenzia come la maggioranza delle persone sia naturalmente resistente al cambiamento. I profili senior, inizialmente più cauti, possono però trasformarsi in veri acceleratori se coinvolti correttamente, grazie alla loro esperienza. Parallelamente, emerge un trend interessante: le aziende iniziano a privilegiare senior potenziati dall’AI rispetto a profili junior, poiché combinano competenza e velocità di esecuzione.
Infine, le differenze settoriali restano marcate: nei servizi e nella gestione dei dati l’AI è già imprescindibile, mentre in ambiti regolamentati come il medicale o il manifatturiero l’adozione è più lenta, frenata da vincoli normativi e di sicurezza. In ogni caso, il vero fattore abilitante non è la tecnologia, ma la cultura. È qui che si gioca la partita: nella capacità delle organizzazioni di evolvere il proprio mindset e accompagnare le persone in questo cambiamento.

Moderatore: Michelangelo Ferraro, CEO, Presidente / iSapiens.
Al tavolo hanno partecipato:
Emiliano Bacco, Chief Technical Officer / FARO;
Gianluca Desiderato, Engineering Director, Web & Digital Platforms / Italiaonline;
Luca Malinverno, Head of AI Adoption / Datapizza;
Liliana Mastro, Training Consultant/Responsabile Formazione / HR Change;
Nicolò Rasera, CTO / Etrash;
Thais Santos, Chief Data Officer / Fazenda Serra dos Tapes;
Stefano Trinchero, Chief Data Scientist / Promemoria;
Valerio Villani, Head of App e Digital Solutions / Fastweb + Vodafone.
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