Fuori dal KPI. Il paradosso dei Public Affairs.
Di Alessandra Irene Rancati, Managing Director, Speech for Leaders, Esperta in comunicazione executive e governance comunicativa
Il compromesso rischio-valore non morirà mai. Lo sanno bene quelle funzioni aziendali che, senza fare rumore e senza apparire in alcun KPI, partecipano al governo delle decisioni strategiche verso l'esterno in modo determinante.
I Public Affairs sono fra queste.
Lavorano silenziosamente dietro le quinte, per far atterrare le decisioni prese dal Board su territori complessi, marcati da interlocutori istituzionali, Pubbliche Amministrazioni, comunità locali che hanno aspettative, resistenze, e spesso un pregresso con l'azienda. È un lavoro fatto di mediazione continua e di lettura capillare dei contesti relazionali, teso alla definizione di un delicato equilibrio fra istanze dell’azienda e dei diversi attori locali. Ci sono scelte, infatti, la cui realizzazione richiede un consenso esplicito e capire in anticipo chi sono gli interlocutori giusti e i motivi di dissenso permette di risparmiare tempo e risorse.
Attendere, non esporsi, evitare un rischio ancora non esplicitato ma già presente, sono scelte che non lasciano traccia nei report. Eppure, proteggono l'azienda e le sue figure chiave in modo concreto, misurabile solo a posteriori, spesso dopo anni.
Come si quantifica il valore di una dichiarazione non fatta, di un tavolo non convocato, di un'esposizione prudente che ha tenuto lontana una crisi?
Al Forum Comunicazione 2026, al tavolo sui Public Affairs come leva di sviluppo per il territorio, le parole più ricorrenti sono state mediazione, accountability, sensibilità. Nessuna delle tre rientra facilmente in un sistema di rendicontazione standard. E, senza chiedere scusa, escono dal mainstream del “tutto si può misurare”.
Oggi, i rapporti con le comunità locali, la Pubblica Amministrazione e i cittadini sono un tema caldo, riconosciuto da tutti i settori rappresentati al tavolo, fra cui trasporti, medico, biochimico e finanziario. Una tendenza che richiama a una cultura più diffusa delle relazioni istituzionali in azienda, come processo portatore di risultati concreti e di valore nel tempo. Inoltre, con i nuovi obblighi di reporting di sostenibilità, gli impatti sulle comunità locali e il consenso istituzionale diventano dato di bilancio, sebbene il metodo per misurarli puntualmente sia ancora un territorio in gran parte inesplorato.
In modo provocatorio, si potrebbe leggere questa peculiarità come una “libertà dal KPI”. Un punto di forza nuovo, in quanto offre spazio a quelle abilità soggettive e immateriali – la lettura del contesto, la gestione del silenzio, la credibilità delle figure di vertice - che portano nei bilanci valore a lungo termine. La domanda che rimane aperta è chi, dentro l'organizzazione, governa davvero questo processo verso l'esterno. E con quale voce.
I Public Affairs non sono i soli ad essere fuori dagli spreadsheet.
Sono intervenuti:
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