QUANDO IL BRAND PARLA ATTRAVERSO LE PERSONE: OPPORTUNITÀ, LIMITI E RESPONSABILITÀ DELL’ADVOCACY MARKETING

QUANDO IL BRAND PARLA ATTRAVERSO LE PERSONE: OPPORTUNITÀ, LIMITI E RESPONSABILITÀ DELL’ADVOCACY MARKETING
Tavolo Tematico su | Advocacy Marketing & Brand Reputation | al FORUM COMUNICAZIONE 2026

                 Advocacy Marketing & Brand Reputation
Quando Il Brand Parla Attraverso Le Persone: Opportunità, Limiti E
                  Responsabilità Dell’advocacy Marketing

       di Giulia Lafratta, Marketing Director / Men At Code

Giulia Lafratta

La tavola rotonda ha affrontato il tema dell’employee advocacy mettendo al centro la
tensione tra comunicazione del brand e autenticità percepita. In un contesto in cui i brand
comunicano sempre di più ma vengono ascoltati sempre meno, emerge la necessità di
affidare la narrazione alle persone, in particolare ai dipendenti, riconosciuti come i veri
ambasciatori dell’azienda.
Uno dei nodi principali è il rischio di “wokewashing”, ovvero l’adozione di posizionamenti
valoriali non supportati da azioni concrete. Su questo punto, più interventi convergono nel
sottolineare come la credibilità non dipenda da ciò che il brand dichiara, ma da ciò che le
persone vivono quotidianamente all’interno dell’organizzazione. L’autenticità nasce quindi
dall’allineamento tra cultura aziendale, comportamenti e comunicazione.
Interessante il confronto tra diversi approcci: alcune aziende scelgono una comunicazione
esplicita dei valori, mentre altre adottano un “silenzio mediatico” strategico, privilegiando
azioni interne concrete rispetto alla visibilità esterna. In entrambi i casi, la coerenza tra
promessa e realtà emerge come elemento determinante per costruire fiducia.
Un altro tema centrale riguarda il ruolo dell’esperienza. In contesti come hospitality o
eventi, l’esperienza vissuta diventa la prova tangibile dei valori dichiarati: se manca
coerenza, questa emerge immediatamente, trasformandosi in un rischio reputazionale.
L’evento, in particolare, viene definito come “momento della verità”, in cui la narrazione
aziendale viene verificata nei comportamenti reali.
La discussione si è poi spostata sul rapporto tra strategia e cultura aziendale. Se da un lato
l’advocacy può essere stimolata da una strategia, dall’altro è emerso con forza che senza
una cultura solida e condivisa qualsiasi iniziativa rischia di risultare artificiale. In questo
senso, la comunicazione deve evolvere da un modello unidirezionale a uno dialogico,
accettando una perdita di controllo sulla narrazione.
Infine, è stato evidenziato come l’advocacy efficace richieda tempo, piccoli passi e la
disponibilità all’errore. L’autenticità non può essere costruita artificialmente, ma è il
risultato di un processo continuo basato su ascolto, coerenza e partecipazione diffusa. In
questo scenario, il vero valore per i brand non è controllare il messaggio, ma creare le
condizioni affinché esso emerga in modo spontaneo e credibile.

Daniele Agosto, Head of Strategy, Sustainability & Communication / Gruppo Fervo
Daniele Agosto
Analizza il tema della sostenibilità come ambito particolarmente esposto al rischio di
“wokewashing”. Evidenzia che la credibilità dipende dalla coerenza tra valori dichiarati e
vissuti, distinguendo tra comunicazione istituzionale e voce dei dipendenti. Gli
ambassador autentici sono tali solo quando condividono realmente i valori aziendali.
 
Valentina Villa, Direttore Marketing / Octopus Energy Italia
Valentina Villa
Presenta un approccio controcorrente basato sul “silenzio mediatico” rispetto ai trend
comunicativi, privilegiando azioni interne concrete e misurabili. Punta sulla semplificazione e sulla coerenza tra promessa e servizio, costruendo la cultura aziendale in ottica “outside-in”, a partire dall’esperienza reale del cliente.
 
Sara Manazza, Communication Manager / GS1 Italy
Sara Manazza
Evidenzia la complessità di comunicare per un ecosistema composto da migliaia di
imprese, dove è necessario mantenere equilibrio e neutralità su temi sensibili. Promuove
un modello “user-driven” in cui l’advocacy nasce dalla collaborazione tra aziende e viene
supportata da policy chiare e da una forte integrazione tra cultura interna e
comunicazione.
 
Rossella Graziani, Marketing Manager (Luxury Cluster) / Melià Hotels International
Rossella Graziani
Nel settore hospitality sottolinea come l’esperienza rappresenti il cuore del prodotto e della comunicazione. I dipendenti diventano ambassador naturali condividendo esperienze reali e di alto valore, rendendo difficile qualsiasi forma di comunicazione non autentica. Il confine tra advocacy e influencer marketing risulta sempre più sottile.
 
Monica Pagani, CEO, Event Manager, Art Director / C|TT ConnectionalThinkTank
Monica Pagani
Definisce eventi e momenti di contatto come “momenti della verità”, in cui emerge la reale coerenza tra valori dichiarati e vissuti. Sottolinea l’importanza di progettare esperienze autentiche e di procedere per piccoli passi, accettando l’errore come parte necessaria del processo di evoluzione culturale.
 
Anna Serena, PR & Communications Manager / WMR Group
Anna Serena
Porta l’esperienza di una realtà in forte crescita, evidenziando come la costruzione della
cultura aziendale richieda tempo e coerenza. Sottolinea l’importanza di comunicare
risultati concreti e “piccoli passi”, evitando narrazioni idealizzate, e di accettare la perdita
di controllo sulla comunicazione quando si attiva l’advocacy dei dipendenti.
 
Enrico Pedretti, Direttore marketing / Manageritalia
Enrico Pedretti
Sostiene che una strategia di advocacy efficace debba partire da una cultura aziendale
solida e condivisa. Evidenzia il passaggio da una comunicazione unidirezionale a una
logica relazionale e bidirezionale, sottolineando la necessità di valorizzare gli ambassador
autentici e di evitare approcci opportunistici o costruiti.
 

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