Referendum, Parodi: "Credo possa vincere il No, con riforma più difficile legge uguale per tutti"

"Alla fine del 1700 il re Federico di Prussia il Grande si è costruito un palazzo molto bello per le vacanze, Palazzo Sanssouci, vicino al quale c'era un mulino di un mugnaio. Al re il mulino dava fastidio a causa del rumore e voleva assolutamente farlo abbattere prima con le buone poi con le cattive. Il mugnaio gli ha risposto: 'Guarda caro re, che c'è un giudice a Berlino' e il re non lo ha abbattuto. Ecco, io credo che se passerà la riforma sarà più difficile per il mugnaio e per tutte le persone semplici, per le persone vulnerabili, per i più deboli, avere la possibilità di dire al re che c'è un giudice a Berlino, che non ha il diritto di abbattere il mulino" e "che la legge è uguale per tutti". Lo afferma, in un'intervista all'Adnkronos, il presidente dell'Associazione nazionale magistrati (Anm) Cesare Parodi in vista del referendum sulla giustizia che si terrà domenica e lunedì prossimi.  "È molto semplice la questione: chi è potente a livello politico, economico, sociale ha meno bisogno dell'indipendenza della magistratura - continua -. Sono i deboli economicamente e socialmente che hanno bisogno di poter contare su una magistratura in grado di dire, davanti e chiunque, che la legge viene applicata nello stesso modo per tutti".  Secondo Parodi non basta che nella Costituzione ci sia scritto il principio di uguaglianza davanti alla legge perché esso va anche "garantito". "C'è scritto nella Costituzione anche il diritto alla salute ma se poi non vengono costruiti gli ospedali non conta niente", continua spiegando che i principi non devono restare astratti.   "Io non faccio politica, non sono un oppositore del governo, mi occupo dell'Anm e quindi non mi piace l'idea che i cittadini pensino che i magistrati siano nemici del governo perché non lo siamo", continua Parodi. "Mi avvilisce che sono stati usati dei toni tipo 'con la riforma non ci saranno più errori e ingiuste detenzioni' o casi Garlasco - continua -. Le ingiuste detenzioni in Italia sono circa l'1% delle misure cautelari, in Francia sono il 4%. Ma in Francia nessuno pensa di denigrare la magistratura".  "Io continuo a credere che potrà vincere il No, ma se non dovesse vincere il No mi spiacerebbe per l'immagine che è stata data della magistratura - sottolinea -. E questo secondo me ha condizionato molto l'opinione pubblica".  Nessun "boicottaggio politico", i giudici applicano le leggi "nel loro contesto globale e alle volte i risultati sono diversi da quelli sperati, ma non per scelta dei magistrati", afferma Parodi. "L'altra sera ero a un convegno e c'era il professor Zagrebelsky che ha detto una cosa bellissima: la politica è il fiume che va avanti con le grandi scelte e che non deve essere in nessun modo fermato o deviato e la magistratura sono gli argini. E gli argini non deviano il fiume ma fanno in modo che questo fiume non possa, ogni tanto, debordare dal suo corso e travolgere i diritti dei cittadini da una parte e dall'altra - continua - Io non vorrei mai vivere in un Paese dove i giudici governano, voglio vivere in un Paese dove la politica governa, ma i giudici sono liberi di applicare la legge. Le sentenze si possono criticare, ma un conto è criticare una sentenza, un altro è dire, come è successo, che d'ora in poi la magistratura dovrà assecondare le linee del governo. Questo non vuol dire criticare, vuole dire condizionare". "Lasciamo perdere le frasi estreme, come bisogna togliere di mezzo la magistratura, che può anche essere una forzatura - prosegue Parodi - Io mi limito alle frasi che sono state dette invece con la massima tranquillità e ce ne è una impressionante scritta dal ministro Nordio nel suo libro: 'con la riforma la politica recupera la sua libertà di azione'. Cosa vuol dire questo? Chi ha mai impedito alla politica di fare le leggi?". "Una legge si inserisce in un contesto più ampio e deve essere coordinata con altre leggi dello Stato o, come spesso accade, con altre leggi europee. Un governo fa una legge e ha un obiettivo, poi quando i giudici la ricevono devono verificare se ci sono altre leggi o altre normative europee e internazionali che incidono su quella situazione e magari a quel punto il risultato finale è diverso da quello atteso ma non perché il magistrato ha disatteso la legge - conclude - Non è una questione di fare del boicottaggio politico, ma di applicare le leggi nel loro contesto globale e alle volte i risultati sono diversi da quelli sperati, ma non per scelta dei magistrati".  "Io faccio il pubblico ministero da 36 anni e sentirmi dire che sono qua per liberare i pedofili, gli stupratori o per portare via i bambini dalle famiglie è qualcosa che mi umilia profondamente. Ci sono tantissimi magistrati, come me, che sono profondamente umiliati dall'essere indicati ai cittadini italiani, da una fonte così autorevole, come persone che sono qui per difendere i criminali. Ciò non corrisponde alla realtà che conosco, tanti magistrati sono avviliti da questa immagine che viene data", continua Parodi riferendosi alle parole della premier Giorgia Meloni sui rischi se al referendum non passasse il Sì. "Sia ben chiaro, i magistrati sbagliano e gli sbagli sono gravi per chi li subisce, ma qui si dimentica di dire una cosa di una banalità estrema: in tutti i sistemi giudiziari ci sono moltissimi sbagli e, numeri alla mano, in altri Paesi europei, anche solo in America o in Gran Bretagna, gli errori giudiziari sono più numerosi che in Italia. Ma nessuno in quei Paesi viene a pensare di limitare la libertà della magistratura perché ci sono degli sbagli", osserva.  E ancora: "Sull'Anm assolutamente non avrà nessuna conseguenza, anche se qualcuno lo vorrebbe; l'associazione si chiama Associazione magistrati e siccome rimarremo magistrati con due carriere diverse non c'è nessuna ragione per cui l'associazione modifichi i suoi atteggiamenti e rimarrà sicuramente un momento importante della vita della giustizia".  "Avrà un ruolo per certi aspetti ancora più rilevante - sottolinea - perché sarà l'unico luogo in cui i magistrati saranno rappresentati in base alle loro concrete sensibilità e non in base al caso", continua. Parodi infatti ritorna sul meccanismo del sorteggio previsto dalla riforma per Csm e Alta Corte ricordando che "in nessun Paese al mondo in un ruolo di responsabilità come può essere il Consiglio superiore della magistratura si viene scelti a caso". Secondo Parodi "il problema del correntismo non c'è stato solo nella magistratura italiana, si presenta in tutti i contesti umani organizzati dove a un certo punto qualcuno approfitta del ruolo che ha avuto per fini personali e non per l'interesse collettivo", sottolinea aggiungendo però che in nessun caso del genere si ricorre al sorteggio. "Nessuno ha mai pensato di utilizzare il sorteggio a fronte di criticità: si cercano uomini e donne migliori, si cercano metodi di individuazione migliori, ma sicuramente non ci si affida al caso che è il contrario della ricerca del merito", spiega.  "La giustizia - continua il presidente dell'Anm - va avanti, non si è mai fermata. Io in questo periodo ho fatto campagna elettorale, ma ho lavorato comunque tutti i giorni. Quindi la giustizia non si è fermata oggi, non si fermerà domani. Vediamo che cosa accadrà, io credo che sia indispensabile un dialogo fra tutte le parti".  "La giustizia che funziona non c'entra con questa riforma, io ho un ufficio dove ho il 50% del personale amministrativo; per me la giustizia che funziona è avere, non dico il 100%, ma il 70% del personale e poter quindi gestire in maniera più serena un ufficio importante come una procura della Repubblica - sottolinea -. L'informatica, la questione delle carceri, la geografia giudiziaria, il numero dei magistrati: questi sono i problemi che dovrebbero essere risolti per poter dire che abbiamo una giustizia efficiente. Invece purtroppo questi problemi sono spesso rimandati".  "L'affluenza sarà un dato molto importante. Io credo che ci sarà un'affluenza consistente per quella che è la situazione italiana, sicuramente superiore al 50%", dice quindi Parodi sulla partecipazione attesa alle urne.  "Auspico la vittoria del No, ma al di là degli esiti auspico che tutti quanti sappiano fare un passo indietro. Io mi sono sempre battuto in questo senso e seguo il presidente Mattarella che dice da mesi di stare tranquilli, civili, avere dei rapporti di dialogo, delle interlocuzioni assolutamente lineari e non espressivi di aggressività. Io sono contento di una cosa: sono riuscito a finire questa campagna senza aver mai avuto atteggiamenti aggressivi, senza mai insultare nessuno. E mi creda mi sono preso tanti di quegli insulti sui social...", continua sulla campagna referendaria.  "I rapporti fra Anm e Csm sono minimali. Io mi prendo questa responsabilità: l'unico momento in cui ci può essere in qualche misura, per forza di cose, un rapporto è quando il Csm deve essere rinnovato e allora i meccanismi elettorali fanno sì che per forza di cose ci si aggreghi attorno a sensibilità comuni", spiega quindi Parodi, replicando alle parole del ministro della Giustizia Carlo Nordio secondo il quale con la vittoria del Sì l'associazione smetterebbe di essere "un centro di potere". "Ma è rarissimo il caso in cui c'è qualche contatto, qualche scambio di informazioni legato soprattutto a specifiche leggi", spiega facendo l'esempio del raggiungimento degli obiettivi del Pnrr.  "La vicenda Palamara c'è stata e lo sappiamo tutti; la cosa che io trovo veramente fastidiosa e incredibile è che attraverso queste vicende, Palamara o simili, si faccia l'equazione che tutti i magistrati sono così", continua il presidente dell'Anm, ricordando che "in Italia ci sono 9.200 magistrati iscritti all'Anm su 9.500 e gli iscritti alle correnti sono 2000". "In Italia abbiamo un caso clamoroso: Nicola Gratteri, che pure è iscritto all'Anm anche se non è in straordinari rapporti con l'Associazione, ed è diventato procuratore di Catanzaro e di Napoli, ma non è iscritto a una corrente", conclude.