Iran, la rete di 'proxy' per colpire Usa? La strategia per rispondere ad attacco Trump

Se Donald Trump decidesse di colpire l'Iran con raid su larga scala, la risposta di Teheran potrebbe arrivare attraverso la sue rete di proxy in Medio Oriente, ma anche in Europa. E' su questo scenario - evidenzia il New York Times - che si sta concentrando ora l'allerta delle intelligence occidentali. Un segnale in particolare ha attirato l'attenzione degli 007 statunitensi ed europei: l'aumento del cosiddetto 'chatter'.  Nel linguaggio dell'intelligence indica un picco di comunicazioni intercettate - telefonate, messaggi criptati, scambi su piattaforme digitali - tra soggetti legati a gruppi militanti o terroristici. Non è la prova di un attentato imminente, ma storicamente un'intensificazione di questi scambi può precedere fasi operative. Al momento, precisano fonti americane ed europee, non sono stati individuati piani concreti né obiettivi specifici. Tuttavia il volume e la natura delle comunicazioni monitorate vengono considerati abbastanza significativi da giustificare un livello di allerta più alto. L'ipotesi è quella di una rappresaglia indiretta. L'Iran potrebbe spingere gli Houthi in Yemen a riprendere gli attacchi contro il traffico occidentale nel Mar Rosso. In Europa, sotto osservazione ci sono eventuali cellule dormienti di Hezbollah. E non si esclude il coinvolgimento di gruppi jihadisti come Al Qaeda, con possibili obiettivi basi militari o ambasciate americane. "L'Iran può usare i proxy per aumentare i costi di qualsiasi campagna militare americana", ha spiegato Colin P. Clarke, direttore del Soufan Center. Molto dipenderà dalla natura dell'eventuale offensiva statunitense. Se Washington si limitasse a raid mirati contro infrastrutture militari, la risposta potrebbe restare contenuta. Ma se l'obiettivo diventasse politico - fino a mettere in discussione la leadership della Guida Suprema Ali Khamenei - Teheran potrebbe interpretare l'attacco come una minaccia esistenziale e alzare il livello dello scontro.