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PERCORSI DI SVILUPPO E LEADERSHIP: UNA SFIDA PER LA FUNZIONE L&D
A cura di Rosalba Dambrosio – Executive & Team Coach · Giugno 2026
Leadership è abitare la complessità
C'è una frase che torna con insistenza nei dibattiti sulla leadership: «dobbiamo formare i nostri leader». Vero. Ma spesso si scivola verso la risposta sbagliata. Un corso in aula, un modello universale, una lista di competenze valida per ogni stagione.
Il problema non è la formazione in sé. È la genericità con cui viene progettata, senza diagnosi e disconnessa dal contesto reale, con effetti blandi o nessun effetto.
Da una tavola rotonda con professionisti HR emerge una tesi chiara. Non esiste un leader universale. Esiste un esercizio della leadership funzionale a ciascun contesto specifico. Leadership è soprattutto abitare la complessità. Ogni organizzazione ha una sua biologia. Cambiano la composizione, la dimensione, la cultura interna, gli stakeholder.
Eppure continuiamo a cercare figure carismatiche e trasversali, capaci di guidare in qualunque scenario. La questione non è solo metodologica. È strategica. Se un'organizzazione non riesce a identificare di quale leadership ha bisogno in un contesto specifico, il rischio è investire risorse per ottenere un cambiamento marginale o, peggio, disfunzionale.
Inoltre, c'è un nodo che raramente viene nominato nelle conversazioni sulla leadership: la paura di cedere il controllo. Creare altri leader significa, inevitabilmente, rinunciare a qualcosa. Questa paura, mai ammessa, è uno dei motivi principali per cui tanta formazione alla leadership fallisce ancora prima di iniziare. Il paradosso è che chi non cede potere non lo moltiplica, lo consuma. Il leader che controlla tutto costruisce collaboratori condiscendenti e rischia un'organizzazione che, senza di lui o di lei, non sa camminare.
Servono trasparenza radicale, fiducia reale e la capacità di imparare anche da chi si ha davanti. La leadership che scende solo dall'alto è, per definizione, fragile. L'ascolto è anche la condizione necessaria per raccogliere feedback scomodi. Il vero lavoro è mantenere la lucidità per capire quando qualcosa non funziona, anche nel pieno del successo. Leadership non è un titolo o un modello da importare. È una pratica contestuale, relazionale, in continua evoluzione. Si allena sul campo, si affina nel feedback, si costruisce nella fiducia quotidiana.
Quindi, cosa cercare quando selezioniamo una leader o un leader? La capacità di far crescere gli altri, di creare cultura anziché dipendenza, di dare spazio per sbagliare e imparare, di essere presenti senza essere indispensabili. E soprattutto, di capire quando guidare e quando farsi da parte.
