Dita Von Teese: "Il burlesque oggi è potere, non solo seduzione"

Due date, una esaurita e l’altra in via di chiusura, segnano il ritorno in Italia di Dita Von Teese. Il 27 aprile al Teatro Arcimboldi (sold out) e il 30 aprile al Teatro Brancaccio arrivano nel pieno di una nuova fase del percorso della regina del burlesque mondiale, costruita attorno a ‘Nocturnelle’, uno spettacolo che integra striptease classico e illusionismo, ispirato ai maghi del XIX secolo. In oltre trent’anni di carriera, Von Teese ha ridefinito il burlesque trasformandolo in un linguaggio scenico riconoscibile e codificato, tra estetica vintage, costruzione visiva e una precisione performativa da rasentare la perfezione. Dalle tournée internazionali alle residency a Las Vegas, fino alle incursioni tra cinema, videoclip e progetti editoriali, il suo lavoro ha contribuito a spostare il genere verso una dimensione più strutturata e autoriale. Dopo ‘Glamonatrix’, tour globale sviluppato nell’arco di cinque anni e considerato il più grande spettacolo burlesque itinerante, la nuova produzione dell'artista 53enne punta su una dimensione ancora più stratificata tra magia teatrale, glamour e costumi couture di altissimo livello. Nel corso della sua carriera, e in parte anche per questo show, Von Teese ha collaborato con designer come Jean Paul Gaultier, Elie Saab, Alexis Mabille e Jenny Packham, oltre al corsettiere Mr. Pearl, mentre le calzature, tra i suoi tratti distintivi, sono da sempre firmate dal suo amico Christian Louboutin. Il risultato? Una produzione strabiliante, che pur mantenendo il formato varietà continua a mettere al centro empowerment femminile e inclusione. In occasione del ritorno nel nostro Paese, l’AdnKronos ha scambiato quattro chiacchiere con Dita Von Teese.  ‘Nocturnelle’ unisce striptease e illusionismo. Cosa ti ha attratto della magia del XIX secolo e come hai tradotto quell’immaginario sul palco?  “Vivo vicino a un posto chiamato Magic Castle e ho molti amici che sono maghi, quindi ci ho pensato per molto tempo e sono stata incoraggiata da alcuni di questi amici maghi. Credo che fosse giunto il momento di conoscere e imparare molto su questo mondo della magia. Adoro i vecchi poster di magia vintage di circa 100 anni fa ed è affascinante l’idea di come le persone abbiano inventato questo tipo di intrattenimento e i modi è stato nel tempo utilizzato. Molti di questi trucchi, è interessante, sono basati sulle stesse cose che vengono fatte da decenni e decenni. Quindi trovo affascinante il fatto che si evolvano, ovviamente, e che le persone mettano il proprio tocco personale, proprio come ho fatto io nello spettacolo, ma che al tempo stesso siano così tanto radicati nella storia”.  Hai descritto questo come il tuo spettacolo più ambizioso finora realizzato. In che modo alza davvero l’asticella rispetto al precedente ‘Glamonatrix’?  “Credo che si tratti sempre di evolversi e penso che io cerchi sempre di scegliere un tema per lo show, ma senza trasformarlo in una vera e propria trama, perché mi piace il formato del varietà. Quindi segue lo stesso schema del varietà. Però penso sempre: cosa porterò sul palco del burlesque che non è mai stato fatto prima? Sento quasi che sia un mio dovere, come qualcuno che è in prima linea in questo movimento. Penso sempre a cosa verrà dopo e a cosa posso fare di diverso, per me e per questo tipo di intrattenimento”.  Nel tuo lavoro il confine tra performance e arte visiva è spesso sfumato. Pensi che il burlesque abbia ormai raggiunto uno status di arte ‘alta’ nel panorama culturale?  “Credo che abbia sicuramente avuto una grande rinascita, cosa che non mi aspettavo quando ho iniziato. Sono sorpresa e felice di vedere quanto sia cresciuto e quanto si sia evoluto rispetto a quello che era, anche nei suoi giorni d’oro. Sono amica da anni di diversi performer di burlesque che si esibivano negli anni ’40 e ’50, e sono amica del figlio di Gypsy Rosalie (storica performer burlesque americana, ndr). È molto chiaro, parlando con loro e studiando la storia, che abbiamo fatto evolvere il burlesque in qualcosa di molto diverso. Ne sono molto orgogliosa. Un tempo era una forma di intrattenimento mainstream negli Stati Uniti, cosa che oggi sembra quasi impossibile. Oggi è cambiato, non è più solo intrattenimento sexy rivolto agli uomini. C’è un senso di empowerment: le persone trovano una sorta di libertà nell’esprimere il proprio lato giocoso, erotico e sensuale, e nel cambiare la percezione di cosa possa essere lo striptease”.  I tuoi spettacoli celebrano la diversità dei corpi e delle identità. Pensi che il burlesque abbia anche una responsabilità nel creare uno spazio più inclusivo, soprattutto oggi?  "Quando ho iniziato a produrre i miei spettacoli ed ero conosciuta per inclusività e diversità, queste non erano ancora parole di moda e non lo facevo per senso di responsabilità. Lo facevo perché gli artisti che amavo guardare erano diversi da me e volevo includerli nei miei show, così che il pubblico potesse cambiare idea in un istante. Vedere qualcuno e pensare ‘cosa farà?’ e poi restare stupiti. Volevo mostrare qualcosa di diverso da ciò che ci si aspetta, per esempio da un posto come il Crazy Horse di Parigi, che amo e dove sono stata la prima guest star. Non penso sia una responsabilità. Io scelgo i migliori performer di burlesque al mondo e basta. E naturalmente questo porta a una grande diversità, perché non voglio uno show pieno di pin-up tutte uguali: sarebbe noioso, qualcosa già visto negli anni ’40 e ’50. Non sarebbe interessante avere un cast fatto solo di persone come me".  I costumi sono iconici quanto le performance. Quanto è importante la couture nei tuoi show e cosa vedremo questa volta sul palco?  "Storicamente è sempre stata importante. Se si pensa a Gypsy Rosalie era sempre vestita da couturier. Per me è fondamentale creare un mix tra fantasia e spettacolo, qualcosa di quasi ultraterreno. Mi affascina tutto ciò che è raffinato e che non si vede nella vita reale. Questa volta tutte le scarpe sono di Christian Louboutin, tutte su misura. Alexis Mabille ha realizzato alcuni costumi. C’è un corsetto di Mr. Pearl, il maestro della corsetteria, che ha lavorato con Jean-Paul Gaultier, Christian Lacroix, Alexander McQueen, Mugler. Jenny Packham ha creato abiti ricamati, Catherine D’Lish – mia collaboratrice storica – ha realizzato altri pezzi. Indosso anche un abito originale di Erté: poco prima di morire disegnò costumi per uno show chiamato ‘Stardust’ e io ne ho acquistati due all’asta. Uno appare nello spettacolo ed è molto iconico: è lo stesso usato anche per una Barbie ispirata a Erté. Molti pensano sia una replica, ma è l’originale del 1989".  Stai per portare ‘Nocturnelle’ in Italia: cosa ti affascina del pubblico italiano?  "Ho molti amici in Italia, persone che amo incontrare quando sono lì. Una mia amica vive fuori Roma e cerca di convincermi a trasferirmi nel suo villaggio e ci sto pensando. È un paese bellissimo. Noi americani fantastichiamo sempre sull’Italia, ed è un luogo che ho sempre amato visitare".  In oltre 30 anni hai costruito un’immagine molto forte. Come è cambiato il rapporto con la tua persona artistica?  "Credo sia un po’ come per ogni donna, impari a conoscerti meglio. Sono sempre stata abbastanza coerente nel mio stile, ma oggi mi sento più potente, più sicura. È una sicurezza che arriva con il tempo, è un percorso".  Gli Stati Uniti non sembrano attraversare un momento particolarmente aperto e inclusivo. Come stao vivendo questo momento?  "Direi che è decisamente una situazione strana nel mondo in questo momento, soprattutto quando si ascolta tutta questa retorica sulla religione. Viene da chiedersi perché ognuno pensi che la propria religione sia l’unica o quella giusta. E' una cosa che non riesco a capire. Però ho la sensazione di vedere questa dinamica un po’ ovunque, anche se negli Stati Uniti è particolarmente evidente. È qualcosa di difficile, che mette a disagio, e per me, che sono così legata alla storia dell’arte del burlesque, è complicato da comprendere. Quando attraversi diverse fasi della vita e osservi il mondo, arrivando a questo punto, dopo i 50 anni, pensi: 'Non avrei mai immaginato che durante la mia vita si sarebbe arrivati a questo, a questa sensazione, a questo tipo di clima politico'. Non mi aspettavo che si potesse regredire in così tanti modi. Allo stesso tempo cerco di ricordare che non riguarda solo gli Stati Uniti, è qualcosa che si sta diffondendo anche in altre parti del mondo". (di Federica Mochi)