Ungheria oggi al voto, verso la fine dell'era Orban? La sfida con Magyar

E' massima l'attenzione globale sulle elezioni di oggi, domenica 12 aprile, in Ungheria dove un'eventuale conferma dei pronostici che indicano la possibile sconfitta di Viktor Orban rappresenterebbe uno scacco sia per Mosca che per Washington, dal momento che il coriaceo premier, che da 16 anni mantiene il potere con la forza del suo pugno illiberale, è il beniamino sia di Donald Trump che di Vladimir Putin. A sfidare Orban è Peter Magyar, ex membro del suo partito Fidesz, oggi a capo di Tisza, che negli ultimi due anni è emersa come forza principale di opposizione. I seggi saranno aperti dalle 6 del mattino alle 7 di sera, con le prime proiezioni verso le 20. Di fronte ai sondaggi negativi per Orban, gli Stati Uniti di Trump da mesi si sono impegnati a sostenere a tutti i costi il leader di Fidesz, considerato il principale alleato in Europa dell'ideologia nazionalista, di estrema destra cristiana che si è riunita sotto la bandiera Maga. A febbraio c'è stata la visita del segretario di Stato Marco Rubio e all'inizio della settimana, a pochi giorni dal voto quindi, è arrivato a Budapest JD Vance che non ha esitato a salire sul palco di un comizio di Orban.  "Prima di iniziare a parlare, voglio chiamare un ospite speciale", ha detto il vice presidente al comizio, chiamando Trump che ha rivolto poi alle migliaia di sostenitori di Fidesz un nuovo endorsement per Orban. "Lui fa il suo lavoro, non ha permesso alle persone di invadere il vostro Paese come hanno fatto altri che hanno fatto rovinare i propri Paesi, ha mantenuto buono il vostro Paese, ha lasciato gli ungheresi nel Paese", ha detto riferendosi alla comune posizione anti-immigrati, con un nuovo affondo agli altri Paesi della Ue.  Gli appelli a stelle e strisce in favore di Orban sono continuati: "Il giorno delle elezioni è domenica 12 aprile 2026. Ungheria: andate a votare per Viktor Orban", ha scritto l'altro ieri notte su Truth il tycoon, assicurando che il premier nazionalista "non deluderà mai il grande popolo ungherese. Sarò con lui fino alla fine!". Anche Mosca è mobilitata, anche se in modo meno pubblico, per scongiurare la sconfitta dell'alleato di ferro, che in tutti questi anni ha assicurato una presenza strategica all'interno di Nato e Ue ed è ora cruciale per ritardare o bloccare le misure della Ue in favore dell'Ucraina. Una vera e propria linea diretta, stando alle rivelazioni delle telefonate che il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó, avrebbe effettuato regolarmente durante le pause delle riunioni dell’Unione Europea per aggiornare il suo omologo russo, Sergei Lavrov, "in tempo reale su quanto discusso" e sulle possibili soluzioni. "Grazie a queste telefonate, ogni singola riunione dell’Ue negli ultimi anni ha praticamente avuto Mosca seduta al tavolo", diceva un funzionario europeo al Washington Post.  E sempre il giornale americano ha rivelato che l'intelligence estero russo (Svr) avrebbe pianificato di inscenare un tentativo di assassinio contro Orban per influenzare il voto, secondo un piano, chiamato "Gamechanger" teso a "cambiare radicalmente il paradigma della campagna elettorale", spostando l’attenzione dalle difficoltà economiche che sta attraversando il Paese a temi più emotivi come sicurezza e stabilità. Il Cremlino ha respinto le accuse, definendole disinformazione e non ci sono stati attentati alla vita del premier. Ma il timore di operazioni di manipolazione da parte della Russia delle elezioni in Ungheria, insieme a quelle di intimidazione e coercizione degli elettori da parte del governo, è stato espresso da un gruppo di europarlamentari che nei giorni scorsi hanno scritto alla Commissione Europea in cui si cita un rapporto di Vsquare secondo il quale il Cremlino avrebbe inviato un team per manipolare le elezioni in Ungheria, un'operazione che sarebbe supervisionata da Sergei Kiriyenko, il primo vice capo dello staff di Putin, che è stato accusato di aver orchestrato una campagna simile anche in Moldova.  Secondo quanto rivelato però venerdì da Meduza, anche al Cremlino in queste ultime ore si sta ammettendo la possibilità che Orban non riuscirà a vincere per la quinta volta di seguito le elezioni. "All'inizio c'era la speranza che Orban e i suoi strateghi politici riuscissero a rovesciare le cose e vincere con le liste di partito, poi la vittoria con i distretti uninominali è diventata lo scenario preferito, ora non si esclude che questo non avverrà", hanno detto due fonti del blocco politico vicino al presidente russo citate dal portale indipendente russo. Il riferimento è al fatto che in Ungheria 106 dei 199 seggi del Parlamento sono aggiudicati con l'uninominale secco, vince chi ha più voti, mentre gli altri 93 sono aggiudicati con il proporzionale, divisi tra i partiti che hanno superato lo sbarramento del 5%. Poi c'è la questione del voto all'estero, tradizionalmente una solida base elettorale di Orban che si potrebbe rivelare cruciale in caso di testa a testa. Quest'anno un numero record di elettori all'estero, quasi mezzo milione di persone in maggioranza in Serbia e Romania, hanno fatto richiesta della scheda per votare per posta.