Trump: "Iran ha chiesto cessate il fuoco". Teheran: "Non è vero"

Stati Uniti e Iran discutono il cessate il fuoco. Anzi, no. Donald Trump annuncia contatti in corso, su iniziativa di Teheran, per congelare la guerra. La Repubblica islamica smentisce: "No alla tregua". La giornata del primo aprile va in archivio con un quadro ancor più convulso del solito, complici le posizioni diametralmente opposte espresse dai due paesi. "Il presidente del nuovo regime iraniano, molto meno radicalizzato e ben più intelligente dei suoi predecessori, ha appena chiesto agli Stati Uniti d’America un cessate il fuoco!", annuncia Trump facendo riferimento ad una presunta iniziativa di Masoud Pezeshkian, che pubblicamente non si esprime. "Valuteremo la situazione quando lo Stretto di Hormuz sarà aperto, libero e sicuro. Fino ad allora, ridurremo l’Iran in polvere o, come si suol dire, lo rimanderemo all’età della pietra!!!", aggiunge il presidente degli Stati Uniti. Tutto o quasi ruota attorno allo Stretto di Hormuz: l'Iran blocca il braccio di mare determinante per il 20% del traffico mondiale del petrolio, con effetti a cascata sui prezzi di carburanti in diversi paesi, Italia compresa. Trump da giorni dice tutto e il contrario di tutto: lo Stretto va riaperto ma può rimanere chiuso, gli altri Paesi - Nato in testa - devono attivarsi per riaprirlo anche se gli Usa non hanno bisogno di aiuto. Come è prassi, Trump è un fiume in piena tra social, interviste, dichiarazioni. Diventa complicato assembleare un mosaico nitido con le sue parole. "Non posso dirvi esattamente quando… ma ce ne andremo presto", dice preannunciando la conclusione dell'operazione Epic Fury. Poi, però, lascia la porta aperta ad eventuali appendici: "Non avranno un’arma nucleare perché ora ne sono incapaci, e poi me ne andrò, porterò via tutti, e se sarà necessario torneremo per colpire in modo mirato". All'apertura di Trump su una soluzione negoziale in tempi brevi, l'Iran risponde con una chiusura categorica. "Non accettiamo un cessate il fuoco. Chiediamo la fine della guerra in Iran e in tutta la regione", dice il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, in un'intervista ad Al Jazeera. "Chiediamo garanzie che tali aggressioni non si ripetano - precisa il capo della diplomazia iraniana - Chiediamo il risarcimento dei danni causati a noi e al popolo iraniano". "Al momento non vi sono presupposti per negoziare e non c'è alcun negoziato. La fiducia è a zero - conclude - Non c’è fiducia nel fatto che i negoziati con gli Stati Uniti possano portare a risultati concreti". Se la posizione non fosse netta, arrivano anche le parole del portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, che definisce "false" e "infondate" le affermazioni di Trump. A chiudere il quadro iraniano, il consueto monito dei Pasdaran: "Lo Stretto di Hormuz è chiuso per i nemici".