
L'Irgc, i pasdaran o guardiani della rivoluzione dell'Iran, saranno inseriti nella lista delle organizzazioni che l'Ue considera terroriste. Lo annuncia l'Alta Rappresentante Kaja Kallas, via social. "La repressione - dice - non può restare senza risposta. I ministri degli Esteri dell'Ue hanno appena fatto il passo decisivo di designare la Guardia Rivoluzionaria iraniana come organizzazione terroristica. Qualsiasi regime che uccida migliaia di persone al suo interno lavora per la propria rovina", conclude. Il Consiglio Ue ha deciso di sanzionare il ministro dell'Interno iraniano Eskandar Momeni per la sanguinosa repressione delle manifestazioni delle scorse settimane. Lo riporta la Gazzetta Ufficiale Ue. In tutto sono inseriti nell'elenco 15 alti funzionari e magistrati del regime, oltre a sei persone giuridiche. Tutti vengono sottoposti a misure restrittive come il congelamento dei beni eventualmente detenuti nella Ue e non possono viaggiare nell'Unione (nel caso delle persone fisiche). In qualità di ministro, nota il Consiglio, Momeni, un pasdaran, "controlla le forze dell’ordine iraniane, responsabili di palesi e gravi violazioni dei diritti umani nel Paese. Momeni ricopre anche la carica di vicecomandante in capo del Corpo dei guardiani della rivoluzione islamica (Ircgc) e in tale veste controlla diverse forze di sicurezza dell’Irgc, comprese le forze di resistenza Basij". In questo "duplice ruolo, Momeni è responsabile della repressione delle manifestazioni di protesta che ha provocato centinaia di vittime per mano di diversi reparti delle forze di sicurezza sotto il suo controllo. Inoltre Momeni è stato incaricato di condurre un’indagine sul decesso, nell’agosto 2024, di Mohammad Mirmousavi, torturato a morte dalle forze di sicurezza, e Momeni ha esonerato dalle accuse le forze di sicurezza incolpando la vittima". Momeni, aveva riferito nell'agosto 2024 l'agenzia Irna, nel suo discorso di insediamento ha invocato un "dialogo aperto con i cittadini, sottolineando la necessità di rispettare i loro diritti e le loro libertà".
Sanzionati, tra gli altri, Mohammad Mohavedi-Azad, procuratore generale, il quale, accusa il Consiglio, "nel corso della sua carriera ha emesso e confermato condanne inique, in particolare nei confronti di manifestanti e minoranze, ha cercato di reprimere il dissenso e la libertà di espressione e ha sovrinteso a torture. Durante le proteste a livello nazionale in Iran iniziate nel dicembre 2025, in qualità di procuratore generale ha minacciato i manifestanti con la pena di morte per 'ribellione contro Dio' e ha chiesto di sequestrare i loro beni".
In lista anche Seyed Majid Feiz Jafari, capo della Polizia, la quale "ricorre sistematicamente alla violenza e a metodi di intimidazione nei confronti di manifestanti e attivisti"; Ahmad Ali Faizullahi, comandante della brigata Saberin Takavar delle forze speciali del Corpo dei guardiani della rivoluzione islamica (i pasdaran), molto attive nei massacri dei manifestanti; il giudice Iman Afshari che, in qualità di presidente della sezione 26 del Tribunale rivoluzionario di Teheran "ha svolto un ruolo centrale nel sostenere le politiche oppressive del regime iraniano, con la pronuncia di condanne a morte e di lunghe pene detentive nei confronti di prigionieri politici, attivisti per i diritti umani e minoranze etniche e religiose".
L'elenco prosegue con altri capi dei pasdaran e alti funzionari del regime teocratico. Tra gli enti e le società figura anche la Iranian Audio-Visual Media Regulatory Authority (Satra), che "censura i contenuti politici e culturali, come le opinioni politiche dissenzienti espresse in spettacoli televisivi e film nonché le rappresentazioni relative al consumo di alcol, al fumo e all’assenza di hijab". Il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, ha intanto ordinato che vengano resi pubblici i nomi di tutte le vittime ed i "martiri" della recente ondata di proteste che ha scosso il Paese. Lo ha annunciato il vice responsabile delle comunicazioni dell'ufficio del presidente, Mehdi Tabatabaei, secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa Mehr. Tabatabei ha precisato che, su direttiva di Pezeshkian, "saranno resi pubblici i nomi ed i dettagli essenziali di tutte le persone che hanno perso la vita nei recenti tragici incidenti". Ha aggiunto che è stato messo in atto un meccanismo specifico per garantire che qualsiasi informazione ritenuta contraddittoria venga attentamente esaminata e verificata, precisando che la decisione del governo è una "chiara risposta" alle "affermazioni inventate e alle statistiche manipolate". Secondo Teheran, nelle proteste scoppiate a fine dicembre hanno perso la vita 3.117 persone, in gran parte uomini della sicurezza. Ben più pesante è il bilancio diffuso da media basati all'estero e attivisti, che sostegno che i morti siano stati decine di migliaia.
