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La tecnologia ci rende umani.

06 Lug 2020

- Lo si sente ripetere di continuo, è un luogo comune ormai come la scomparsa delle mezze stagioni: "la tecnologia ci rende disumani”. La bulimia da software, l’interconnessione costante, il denudamento della privacy son tutte evidenti realtà che hanno stravolto, in pochissimi anni, il nostro modo di essere umani.

Ho sempre annusato con sospetto quest’opinione. La sentivo falsa ma non capivo perché. Ora ne ho la… certezza!

L’alluvione che ha inondato mia Sardegna mi ha indotto, come tutte le tragedie, ad alcune riflessioni, ed a sgomberare occhi e cuore dalle sicurezze. Esse spesso nascono da banali errori ma, potere del Tempo, si consolidano e diventano dogmi, e diventano tali solo per abitudine. Poi arriva un qualche cosa ed i punti fermi crollano come ponti mal progettati.

Tra queste, una è proprio evidente: il diluvio di umanità piovuto sulla gente sarda è dovuto soprattutto ai social networks: disarmante nella sua semplicità, fulmineo per velocità, commovente nella sua sensibilità. Immediatezza, efficacia e umanità hanno contraddistinto le reti sociali durante e dopo l’alluvione.

L’allarme è stato immediato: le immagini postate subito hanno comunicato tempestivamente la dimensione del disastro, molto prima che i media tradizionali potessero informare su qualcosa. E quello che han potuto fare l’han tratto proprio dai social. Facebook in primis, poi Twitter.

Il fatto poi che le immagini fossero postate a caldo dai protagonisti e non mediatamente dai giornalisti ha caricato di pathos la comunicazione, coinvolgendo la gente e stimolandola ad intervenire in aiuto dei propri cari o, molto più spesso, dei propri semplici contatti. Umanità pura.

L’umanità è poi contagiosa. Tanti si son mossi vedendo, gli altri muoversi grazie ai social. Sì è quindi viralizzata la solidarietà tanto che dopo soli tre giorni tre si è arrivati a respingere gli aiuti: vestiario ed alimenti non servivano più, era già il momento di camionisti, elettricisti, idraulici e muratori. Decine di artigiani allora, in poche ore (in poche ORE) hanno donato le loro professionalità. Umanità.

Ma quando qualcuno perde la casa o l’azienda, vede affacciarsi un altro nemico tra le nubi: lo scoramento. Migliaia di messaggi di solidarietà e d’incoraggiamento allora, video, foto, poesie, stavano già raggiungendo gli alluvionati, con la forza di mille torrenti.

Diverse vittime mi hanno raccontato della potenza di questi gesti, e dell’energia e vitalità trasmessa da questi pensieri,https://pornmobile.online di persone vicine e lontane, conosciute e sconosciute. Umanità densa.

Moltissimi i post: serve un’idropulitrice a Uras, in via…; serve un gruppo elettrogeno a.. in via..; serve una motopompa a… E le risposte arrivavano, ed essendo pubbliche si evitavano doppioni.

Una paginetta tirata su in fretta e furia da 10 dilettanti, ma non inesperti, ha fatto più dei siti istituzionali: ALLERTAMETEOSAR ha raggiunto in 7 giorni 685.000 persone, più di un terzo della popolazione dell’Isola.

Messaggi verificati con puntiglio giornalistico informavano sulle necessità e sulla loro dislocazione –il territorio alluvionato era vastissimo e a macchie di leopardo, comprendeva centri della Gallura, Barbagia, Ogliastra, Alto e Medio Campidano – e gli aggiornamenti erano rapidissimi. Umanità.

Il tutto mentre la Protezione Civile pur attiva sul campo aveva ancora nella home del sito istituzionale le immagini degli incendi d’agosto. Son state sostituite solo dopo quattro giorni. Occhio ai Canadair, Eh?

Grandi assenti dalla rete infatti le Istituzioni, quelle sì, sempre poco umane. Esse infatti continuano a disdegnare i social per le loro comunicazioni ufficiali e soprattutto per quelle non ufficiali. Un grave segnale che conferma il distacco del Sistema dalla gente comune.

Siamo umani allora, e usiamo più tecnologia

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