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Dateci presto una nuova riforma del lavoro.

18 Feb 2013

- A sei mesi dalla frettolosa approvazione della sciagurata Riforma Fornero, i risultati dello scempio legislativo sono sotto gli occhi di tutti. Una disciplina dei licenziamenti che, invece che semplificare, ha creato un meccanismo sanzionatorio isterico e contraddittorio, imprevedibile e incomprensibile.

Una disciplina processuale che ha abbinato a un rigido sistema di decadenze (impugnazione del licenziamento; avvio dell'azione giudiziaria) uno strumento processuale di puerile fragilità, che ha generato pronunzie contraddittorie e contrastanti tra i giudici, travolti anch'essi dalla sconcertante incompetenza del legislatore.

Il risultato è che l'articolo 18 S.L. è rimasto praticamente com'era ed è stato anzi reso assai più complicato che in passato; il processo del lavoro è stato allungato con l'introduzione di un inutile grado di giudizio aggiuntivo per le cause in materia di licenziamenti assoggettati all'art. 18; cause che ora si svolgono in quattro gradi, contro i tre precedenti. Da non crederci.

L'ASpI, che avrebbe dovuto essere la rete di sicurezza a fronte della abrogazione, almeno parziale, dell'art. 18, è rimasta una chimera: sostanzialmente lo stesso trattamento economico del passato, solo portato a 12 mesi, una vera farsa.

E in mezzo al licenziamento, fatto a pezzi dal legislatore, e all'ASpI, quasi un clone della "vecchia" indennità di disoccupazione, il nulla, lo zero assoluto.

Più che una Riforma, una sconcertante manifestazione di incompetenza (altro che Governo dei tecnici), con un'unica caratteristica positiva, una sola, ma importante: le novità introdotte, direi tutte, nessuna esclusa, sono talmente inutili e talmente sbagliate, che qualunque governo si troverà ad affrontarle, non potrà che eliminarle, cancellarle.

Chissà poi che il vivido ricordo della riforma trash non dia una mano al prossimo governo a capire che … ogni ofelé al fa el so mesté; per dirla fuori dai denti: i bancari in banca, i giuslavoristi (o asseriti tali) pieni di nozioni teoriche e che non si sono mai "sporcati" le mani (nelle sezioni lavoro dei tribunali, intorno ai tavoli sindacali ecc.), nei circoli culturali e le norme di diritto del lavoro, quelle per intenderci da applicare nella vita di tutti i giorni delle nostre povere e provatissime aziende, ai tecnici veri, giuslavoristi di provata esperienza, maturata sul campo.

Se poi lo stesso criterio di selezione (fondato su reali criteri di competenza) verrà usato anche negli altri campi della sofferta economia italiana, ci sta pure che la auspicata riforma (fatta davvero e per bene) del diritto del lavoro trovi ancora qualche azienda e qualche rapporto di lavoro ad aspettarla.

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