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Alfonso Sabella

Roma Capitale
Pubblica Amministrazione Locale
Ruolo: Assessore Legalità, trasparenza, contratti, appalti, beni confiscati alla mafia e contrasto usura
Area: Government & Public Affairs Management

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Alfonso Sabella

Chi è: Alfonso Sabella è nato a Bivona (AG), il 21 novembre 1962. Si laurea in Giurisprudenza, presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Con D.M. 25 febbraio 1989 viene nominato Uditore Giudiziario. Dal marzo 1990 al novembre 1993 Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Termini Imerese. Dal novembre 1993 al settembre 1999 è Sostituto Procuratore della Repubblica di Palermo, poi designato quale componente della Direzione Distrettuale Antimafia. Coordina, da solo o insieme ad altri colleghi, le indagini che hanno portato alla cattura di circa un centinaio di latitanti di mafia tra cui meritano menzione oltre a Leoluca Bagarella, capo di Cosa nostra in quel periodo, diversi capi mandamento, componenti della Commissione (la Cupola) come Giovanni Brusca, Pietro Aglieri, Vito Vitale, Antonino Mangano, Nicola Di Trapani, Domenico Farinella, Carlo Greco, Giuseppe Guastella, numerosi mafiosi responsabili di stragi come Fifetto Cannella, Cosimo Lo Nigro, Francesco Giuliano, Giuseppe Barranca, il noto mafioso e narcotrafficante Pasquale Cuntrera e numerosissimi uomini d'onore con posizioni di vertice come i capi famiglia, Biagio Montalbano, Bernardo Bommarito, Salvatore Gallina, Natale Gambino, Giuseppe La Mattina. Nello stesso periodo coordina delle indagini che hanno portato alla scoperta e al sequestro dei più forniti e micidiali arsenali in possesso di Cosa Nostra tra cui meritano speciale menzione quelli di Giambascio, Misilmeri, Ciaculli, nonché i circa due quintali di semtex rinvenuto a Formello, nei pressi di Roma, e destinato a far saltare in aria la Torre di Pisa e oltre un quintale di tritolo rinvenuto a Brancaccio che stava per essere impiegato per far esplodere il Commissariato di P.S. dell'omonimo quartiere di Palermo. Limitatamente agli anni che trascorsi a Palermo (1993 - 1999) è il magistrato che ha istruito i processi da cui sono scaturite il maggior numero di condanne all'ergastolo e al maggior numero di anni di reclusione. Nel 1997, ha avviato e poi seguito le indagini che hanno permesso di accertare il cosiddetto ritorno dei pentiti (le illecite attività e gli omicidi facenti capo a Baldassare Di Maggio, Giocchino La Barbera e Mario Santo di Matteo, dopo la loro collaborazione con la Giustizia). Primo magistrato a ipotizzare formalmente in provvedimenti giudiziari (Operazione c.d. Venerdì nero del 17 marzo 1995) l'esistenza di una frattura in Cosa nostra tra quella stragista riconducibile a Riina e Bagarella e quella più "moderata" facente capo a Bernardo Provenzano. Dal settembre 1999 fino al febbraio 2002 collocato fuori ruolo con il compito di magistrato di collegamento tra il Ministero della Giustizia e la Commissione Parlamentare Antimafia. Di lì a poco applicato al Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria dove ha poi assunto l'incarico di Direttore dell'Ufficio centrale dell'Ispettorato. Al DAP, prima nel maggio 2000 e poi nel novembre 2001, individua e neutralizza un progetto di Cosa Nostra, nel quale erano state successivamente coinvolte le altre organizzazioni di tipo mafioso, per trattare con lo Stato l'estensione ai mafiosi della normativa premiale della dissociazione. Dal febbraio 2002 all'aprile 2005 Sostituto Procuratore a Firenze con incarico di seguire i reati concernenti la Pubblica Amministrazione e la criminalità organizzata. Dal maggio del 2008 fino a tutto il 2010 presiede di fatto il Primo collegio della Settima sezione.